Istanbul. Allusioni del tempo

Istanbul. Allusions of Time

Una volta ho avuto la fortuna di vedere l’enorme, rumoroso, eternamente frenetico Istanbul come non si ripeterà mai più.

Era il 2021, la pandemia. Il momento in cui la città era stata riaperta ai turisti, ma non ancora ai residenti.

Oggi è difficile da immaginare, ma Istanbul era silenziosa, deserta e pulita. Come una biblioteca o un museo poco frequentato in un pomeriggio feriale. Strade vuote e risonanti, dove l’eco delle voci dei muezzin si diffondeva ovunque.

Dalla finestra del nostro appartamento Airbnb si vedeva il Mar di Marmara. Un enorme golfo blu che sfumava nel cielo, trafitto da minareti da ogni lato. E solo le urla dei gabbiani e il raro fischio di una nave rompevano il silenzio.

Ogni mattina preparavamo il caffè con mia zia in un’alta caffettiera di rame sul fornello a gas. E lo bevevamo in silenzio, meditando, fissando il mare dalla nostra finestra. Insomma, con quella vista e quel caffè, avremmo potuto anche evitare le visite turistiche. Ma invece ci andavamo.

Ecco, per esempio, un tour sulla migrazione bianca a Costantinopoli, sullo sfondo di un İstiklal quasi deserto, con vetrine vuote e caffè chiusi. Ora, nel 2023, quel tour sembra quasi profetico. Ma è solo un’allusione, un accenno. Una piccola ripetizione nel canone infinito della vita.

Ma quella sensazione di camminare per la città come in assenza di gravità, con l’eternità lì accanto, quasi a portata di mano… ecco, questo è ciò che mi è rimasto dentro. Ed è questo che conserverò.


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